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18 Maggio 2025

Chi studia si muove di più

Chi studia si muove di più

È una constatazione che emerge con chiarezza dai dati recenti e che merita una riflessione profonda, soprattutto per chi, come me, crede in un’Università che sia motore di crescita a 360° per la persona: esiste un legame virtuoso tra il percorso di studi superiori e la propensione a uno stile di vita attivo e consapevole. Un legame che dobbiamo comprendere, valorizzare e, soprattutto, coltivare attivamente all'interno del nostro Ateneo.

L'Istat ci offre un dato eloquente: all'aumentare del titolo di studio cresce significativamente la pratica sportiva. Il 40% dei laureati pratica attività sportiva in modo continuativo, contro il 28,9% dei diplomati e il 21,6% di coloro con licenza media. Ma cosa si nasconde  dietro questa correlazione? Non si tratta di una semplice coincidenza, ma del risultato di un insieme di fattori che maturano e si rafforzano proprio durante gli anni della formazione universitaria.

Analizzando la fonte Istat, emerge che chi intraprende un percorso di laurea sviluppa non solo competenze specifiche, ma anche una maggiore consapevolezza critica, inclusa quella relativa all'importanza del benessere psicofisico. L'abitudine alla riflessione, all'approfondimento, all'analisi dei dati – strumenti tipici del metodo di studio universitario – si estende spesso alla cura di sé. Si impara a riconoscere il valore della prevenzione, il ruolo cruciale del movimento per la salute e per l'equilibrio mentale. Inoltre, gli anni universitari sono un periodo in cui si affinano competenze trasversali preziose: la capacità di gestire il proprio tempo, di porsi obiettivi e di lavorare con disciplina per raggiungerli. Queste stesse abilità, fondamentali per avere successo negli studi, si rivelano alleate preziose quando si tratta di integrare l'attività fisica nella propria routine, superando la pigrizia o la mancanza di organizzazione.

Se venissi eletta  Rettrice, lavorerei affinchè UniTo sia un luogo che non solo riconosce, ma attivamente promuove questa "cultura del movimento". Non possiamo considerare lo sport un semplice "extra", ma una componente essenziale dell'esperienza formativa e della vita comunitaria. Per questo, nel mio programma, ho dedicato un'attenzione specifica a come rendere il nostro Ateneo un ambiente ancora più favorevole al benessere attivo di studentesse, studenti e di tutto il personale.

Il nostro impegno si tradurrà, anzitutto, nello sviluppare impianti sportivi accessibili e moderni, pensati non solo per l'agonismo, ma per la pratica diffusa, in una logica di campus che si integri con le esigenze del territorio e in dialogo con gli enti locali. Vogliamo contesti permeati dalla cultura del movimento, dove fare sport sia facile, piacevole e incoraggiato e supportato con tariffazioni agevolate per la comunità studentesca e il personale. L'affidamento di queste strutture a realtà competenti, attraverso convenzioni chiare, garantirà qualità e continuità dell'offerta.


Parallelamente, rafforzeremo il legame tra sport e salute. Questo significa ampliare l'offerta di attività per tutta la comunità universitaria, anche attraverso convenzioni vantaggiose, ma anche promuovere la ricerca su questo binomio e sostenere iniziative, come il progetto "Healthy Campus", che già oggi portano valore. Credo sia importante anche avviare sperimentazioni con le ASL territoriali per monitorare e migliorare la salute della nostra comunità interna.
Infine, non dimentichiamo chi coniuga l'eccellenza accademica con quella sportiva. Sosterremo con convinzione il programma "Studenti Atleti", definendo criteri chiari per la "dual career" e offrendo il supporto necessario per conciliare studio e impegno agonistico, anche attraverso borse di studio e servizi dedicati, come i college a vocazione sportiva.


L'Università di Torino può e deve essere un esempio di come la formazione di alto livello si sposi con la promozione di stili di vita sani. Perché "chi studia si muove di più" non è solo uno slogan, ma una realtà che, con il giusto impegno e una visione chiara, possiamo rendere ancora più forte e diffusa, per il bene dei nostri studenti, futuri laureati e cittadini consapevoli, e per il prestigio del nostro Ateneo.

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