“La forza del team è in ogni singolo membro. La forza di ogni singolo membro è nella squadra.”
(Phil Jackson)
Ci ho pensato spesso, in questi giorni. È una frase che non ha bisogno di enfasi: basta guardare ciò che abbiamo costruito per sentirla vera. Un programma nato dall’intelligenza collettiva, un metodo basato sul confronto, un cammino che ha messo al centro la fiducia e il rispetto.
È così che si costruisce un’idea credibile di Università. E, con essa, un’idea di leadership.
Abbiamo scelto uno stile di lavoro che si fonda su un’idea chiara di leadership: sobria nei toni, solida nei metodi, capace di ascoltare e di costruire. Una leadership che non rincorre i titoli dell’ultima ora, ma si prende cura del quotidiano. Che non cerca scorciatoie, ma lavora sul tempo lungo delle relazioni.
Negli ultimi dodici giorni, abbiamo visto cambi di rotta repentini, proposte improvvisamente rilanciate, parole prese in prestito senza chiedere.
È una visione diversa dalla mia.
Io ho scelto di restare dove ero: sulla linea tracciata con coerenza fin dal principio. Non per ostinazione, ma per rispetto. Perché quando si guida una Comunità, la credibilità non si costruisce adattandosi all’aria che tira, ma tenendo fede a ciò che si è.
Una coerenza che ha segnato anche la scelta di Laura Scomparin, poiché non riteneva vi fosse lo spazio necessario per realizzare il progetto presentato.
Una scelta che, come ho dichiarato, non ritenevo obbligata, visto il margine di voti, ma che rispetto sinceramente. Una coerenza che non trovo “altrove”.
In questa campagna, le due candidate donne hanno saputo tenere il punto.
È piuttosto il candidato uomo ad aver mutato accenti, ritmi, direzioni.
Domani si vota.
Ci arrivo con la consapevolezza di aver fatto un lavoro vero, insieme a una squadra che ha messo energia, competenze e passione in ogni parola del programma.
Un programma che abbiamo depositato il 28 aprile, e che non abbiamo riscritto per inseguire umori o consensi. Senza improvvisazioni, senza operazioni di facciata.
La leadership che immagino per il futuro dell’Ateneo non è muscolare, né opportunista.
È una leadership che abita le relazioni, riconosce i talenti, non esibisce il potere ma lo distribuisce. Una leadership che ascolta. Che ha il coraggio di fermarsi, raccogliere dati, discutere, ricominciare.
E che sa anche decidere, quando serve, con chiarezza e senso di responsabilità.
La credibilità è un bene prezioso. Per ciascuno di noi. Ma lo è ancora di più per chi si candida a guidare un’istituzione pubblica.
Non si costruisce con i proclami. Si costruisce nel tempo, nei gesti quotidiani, nello stile.
È da lì che vogliamo partire.
Perché oggi non serve una discontinuità gridata: serve una discontinuità concreta nei metodi, nei modi, nel rispetto verso le persone.
Che non cerca effetti, ma segna un cambio reale nella cultura del fare, dell’ascoltare, del decidere.
Buon voto a tutte e a tutti